L'infibulazione, anche nota come circoncisione femminile di tipo III, è una pratica che consiste nell'asportazione parziale o totale della clitoride, delle piccole labbra e, spesso, anche delle grandi labbra, seguita dalla cucitura della vulva lasciando solo un piccolo foro per consentire il passaggio dell'urina e del flusso mestruale.
Si tratta di una forma estrema di mutilazione genitale femminile (MGF) ed è considerata una grave violazione dei diritti umani. L'infibulazione provoca gravissime conseguenze fisiche e psicologiche, tra cui infezioni, dolore cronico, difficoltà durante il parto, problemi urinari e sessuali, oltre a traumi psicologici duraturi.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica l'infibulazione come una delle quattro principali categorie di MGF. È praticata soprattutto in alcune comunità dell'Africa orientale, in particolare in Somalia, Sudan, Eritrea ed Etiopia, ma anche in alcune zone del Medio Oriente e dell'Asia. Le motivazioni alla base di questa pratica sono complesse e radicate in tradizioni culturali, sociali e religiose, spesso legate a concezioni di purezza, verginità e controllo della sessualità femminile.
La pratica dell'infibulazione è illegale nella maggior parte dei paesi del mondo, inclusi quelli in cui è ancora diffusa. Esistono numerosi programmi e organizzazioni che si impegnano nella sensibilizzazione, nella prevenzione e nell'assistenza alle donne che hanno subito questa forma di violenza.
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